image

La Francia condanna tutti gli attacchi terroristici nel Sahel 

Si accentua la crisi tra i paesi dell’Alleanza degli Stati del Sahel (AES) e la Francia dopo la rottura dei rapporti diplomatici con il Burkina Faso. Le autorità militari di Ouagadougou hanno, infatti, accusato la Francia d’essere implicata nei recenti attacchi terroristici nel Paese. In particolare in quelli del 1° luglio contro posizioni militari dove, secondo lo stato maggiore dell’esercito, più di 400 terroristi, appartenenti al gruppo terroristico Jnim – affiliato ad Al-Qaida -, sarebbero stati eliminati durante le operazioni di risposta dei militari burkinabé.  

In questo contesto, il primo collaboratore del portaparola del Ministero degli affari esteri francese, Glenn Salic, ad una domanda specifica su questo tema ha rigettato tutte le critiche al suo governo: “…queste accuse sono completamente false. Condanniamo fermamente tutti gli attacchi terroristici, così come gli abusi commessi contro i civili nel Sahel, e ribadiamo il nostro pieno sostegno alle popolazioni che sono le principali vittime della crisi in corso. L’impegno della Francia nella lotta al terrorismo a livello mondiale è ben noto”.  Ha quindi ricordato come la Francia, negli anni, nella lotta contro le bande armate abbia sostenuto gli eserciti regolari dei differenti paesi della Regione saheliana e ha sottolineato come il ritiro dei militari francesi sia avvenuto solo dietro specifica richiesta dei governi locali. 

I commenti a queste dichiarazioni sono stati molteplici. La maggior parte di quelli di provenienti da interlocutori saheliani hanno messo in evidenza una contraddizione: la versione ufficiale del governo sembra essere in conflitto con il comportamento di molti media francesi. In numerosi programmi televisivi d’approfondimento di politica internazionale, infatti, è stato dato ampio spazio a Mohamed Ag Mahmoud, portaparola ufficiale del Fronte di Liberazione dell’Azawad (FLA), la coalizione degli indipendentisti tuareg del nord del Mali. In queste trasmissioni, in realtà, Mohamed Ag Mahmoud ha sempre confermato l’esistenza di un accordo con il gruppo terroristico Jnim.  Ha spiegato, però, che trattasi di un accordo solamente tattico, basato su alleanze locali e il cui raggio d’azione non travalica i confini territoriali dell’Azawad ( è così nominato un territorio a cavallo tra il deserto del Sahara e la regione del Sahel, prevalentemente ubicato all’interno degli attuali confini del Mali che ingloba anche le regioni settentrionali di Kidal, Gao e Timbuctu). 

Ha negato, quindi, la partecipazione del FLA negli attentati a Kati e Bamako ma ha rivendicato quelli di Kidal e Gao in accordo coi terroristi di Jnim, dello scorso aprile. In altri termini Mohamed Ag Mahmoud ha spiegato la strategia politica del FLA alle televisioni francesi, basata sull’ineluttabilità della guerra contro l’attuale governo maliano di Assimi Goità, sostenuto dai russi dell’Africa Korps. Solo a partire con un nuovo governo a Bamako si potrebbe aprire quel percorso di pace all’interno del quale, sempre secondo il portaparola del FLA, si dovrà venire a patti anche con Jnim, alleato e attore determinate nel conflitto in atto.  

Piero Sunzini 

Fonti : 

• Anadolu Agency-FR 

• Global Africa Telesud  (un’emittente televisiva basata a Parigi)  

• Radio France International (RFI) 

image 1